Tratto da: "La cronistoria di Sala Comacina" di Augusto Giocosa

Chi giunge oggi a Sala Comacina per la comoda via provinciale, oppure sbarca da un elegante piroscafo della società Lariana, difficilmente riesce a farsi un'idea dell'aspetto che presentava questo paese nei secoli passati. E' stata appunto l'apertura di questa via provinciale che gli ha fatto cambiare fisionomia, che lo ha spinto, per così dire, a straripare dalla cerchia antica per espandersi in ogni senso e particolarmente verso mezzogiorno, con nuove costruzioni e con ville signorili circondate da deliziosi giardini.
Il vecchio villaggio bisogna andarlo a cercare giù in basso, al di sotto della parrocchiale di San Bartolomeo. Bisogna scendere certe ripide stridette a gradini, penetrare in certi angiporti che serpeggiano fra umili case ed avanzi di antiche muraglie anneriti dal tempo, dove il sole penetra a stento e dove l'aria è impregnata dal malinconico odore delle cose decrepite. I medici diranno che questi vicoli angusti non corrispondono alle esigenze della vita moderna; ma che bazza per i pittori, peri i poeti, per gli artisti in genere e per tutti coloro che vanno in cerca del cosiddetto colore locale!
Qui sorgeva la vecchia Sala, un gruppetto di casupole accatastate fra la chiesa e la riva presso alle rovine d'un'opera di fortificazione medioevale, smantellata al tempo delle lotte fra isolani e com'aschi, un mezzo centinaio di focolari in tutto.
E così la vide Paolo Giovio, il quale nella sua descrizione del Lario ne parla in questi termini:
" … Salademum pagus occurit cum vetusta arce in adito negociosis piscatoribus frequens. Contra id salaniani litoris spatium porrigitur insula, protenso in ongitudinem dorso, cadaver antiquate urbia navigantibus ostentans…"
con poche parole l'illustre vescovo di Nocera è riuscito a ritrarre il paesaggio come si presentava al suo tempo e cioè nel secolo XVI.
Allora si giungeva a Sala per l'antica strada Regina, oggi abbandonata, che in quel tratto passava una cinquantina di metri al di sopra dell'attuale. Ad un certo punto,e precisamente dove esiste ancora una cappelletta dedicata a San Rocco, la strada si biforcava: da una parte proseguiva verso Spurano ed Ospedaletto, dall'altra scendeva all'abitato di Sala costeggiando un torrentaccio che si scaricava nel lago, attraverso il paese. All'ingresso di questo , e cioè presso a poco nel punto dove la provinciale s'incrocia con la strada cordonata che sale al cimitero, sorgevano gli avanzi di un'antica rocca (vetusta arce).
Se ne veggono ancora alcuni archi e qualche pezzo di muro soffocati dalle case che hanno approffitato di quei ruderi come di solide fondamenta.
Giungendo presso la cappella di San Rocco il passeggero d'allora doveva necessariamente restar colpito dallo spettacolo che si offriva ai suoi sguardi . In basso una torre smozzicata pareva montasse la guardia al modesto villaggio di pescatori che si stendeva ai soui piedi ; più in là la storica isola, onusta di gloria e di leggende , con i suoi baluardi sventrati, col suo castello ridotto ad un ammasso di macerie, mostrava con ostentazione ai naviganti lo scheletro della potente e temuta fortezza. Spettacolo che doveva impressionare anche i più scettici , inducendoli a meditare sulla caducità delle umane grandezze e che suggerì a Monsignor Giovio la frase veramente scultorea: cadaver antiquate urbia navigantibus ostentans.

English Transalation:

Whosoever today either reaches Sala Comacina by the convenient provincial road, or disembarks from an elegant ‘Larian company’ steamboat, can hardly get an idea of the look that this village offered in centuries past.  It was specifically the opening of the provincial road that made its appearance change, and encouraged it, so to speak, to overflow from its ancient recesses and to broaden in every sense- particularly southwards- with new buildings and luxury villas hedged in by sumptuous gardens.  

To explore the old village one needs to go down to the bottom, below the parish church of Saint Bartolomew.  One needs to climb down the steep little roads with their small steps, and wander along some of the passages that creep down between humble homes and remains of antique walls blackened with age, where the sun scarcely penetrates and where the air is heavy with the melancholic smell of decrepitude.   Scientists would say that these narrow alleys do not satisfy the demands of modern life; however they satiate the palates of painters, poets, artists and all those that go in search of so-called ‘local colour’.

It is here that the old Sala used to stand; a small collection of little homes heaped up between the church and the bank of the lake, near the ruins of a medieval fortification which was dismantled during the conflicts between the island people and the comaschi.

This is how Paolo Giovio saw it, who in his description of the lake spoke of Sala thus;
‘as you enter the village of Sala, thronged with fishmongers, there is an old citadel.  In front lies the island, its back stretched along the side of the shore of Sala, a corpse laying bare ancient towns to sailors’

With just a few words, the illustrious bishop of Nocera managed to portray the village as it appeared at his time, in the 16th century.

At that time one used to get to Sala by the ancient road ‘Regina’, which, now abandoned, then passed fifty metres above the present road.  At a certain point, exactly where there still exists a small chapel dedicated to Saint Rocco, the road used to divide; one fork followed on to Spurano and Ospedaletto, the other went down to the built-up area of Sala, bordering a brook that ran down into the lake through the village.  At the entrance of this, that is, very near to the point where the provincial road forms a junction with the windy road that leads up to the cemetery, the remains of an ancient rock (a former citadel) once stood.  Some arches and some pieces of wall still exist, smothered though they are by the houses that profited from these ruins because they provided solid foundations.  
Approaching near the chapel of San Rocco the former path must have left its frequenters struck with awe at the spectacle it offered to their view.  At the bottom, a seemingly chewed tower would have stood guard over the modest village of fishermen that stretched beneath their feet; even further away the historic island, laden with glory and legend, with its razed ramparts and its castle reduced to a pile of rubble, which once revealed to the lake-farers the exposed skeleton of its power and feared fortitude.    

A spectacle that must have inspired dread even in the greatest sceptics, leading them to meditate on the transcience of human fortune; the very spectacle that prompted Mr Giovio’s truly poetic words detailing the corpse laying bare ancient towns to sailors.  
 

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L'origne del nome Sala, comune a vari paesi d'Italia, è molto discutibile. L'olivieri, nel suo recente dizionario di toponomastica lombarda vuol trovarla nei codici longobardi dove sta a significare "casa signorile in campagna" oppure "a casa colonica con stalla". Pietro Monti, nel suo vocabolario dei dialetti della città e Diocesi di Como, lo fa derivare dalla voce celtica "sala" che equivale a golfo o seno.

Questa seconda versione mi sembra più attendibile se si consideri che il vecchio villaggio si trova in fondo ad un piccolo golfo ben riparato dalle circostanti montagne, golfo altrettanto propizio alla pesca quanto quello di Spurano, tanto è vero che in passato la popolazione trovava il maggior sostentamento nell'industria pescherecci e nella coltivazione della vite e degli olivi, due essenza vegetali che per ben prosperare hanno bisogno di essere al coperto dai venti. Si aggiunga per avvalorare tale opinione che una delle viuzze del paese conserva ancora il nome di "Via Jasca", voce celtica anch'essa, che significa pescheria.

Però i buoni terrazzani, che poco si intendono di ricerche etimologiche, vi potrebbero raccontare a proposito di questo nome un'amena storiella che corre ancora sulle labbra dei vecchi. Antonio Maria Stampa, quand'era prigioniero nel Stampa, quando era prigioniero nel forte di Fuentes come uomo inquieto e rivoltoso, volle ingannar la noia di quei giorni e raccogliendo e mettendo in versi questa ed altre storielle intorno ai soprannomi che si davano algi abitanti delle terre lariane…

IL PRESCIUTTO DI MULO
Quel paese che si vede
là in un angolo rinserrato
dove fan del monte al piede
le Napee il lor bucato
quello è Sala e non so come
usurpato abbia tal nome;
chè all'udirlo ognun suppone
di vedere un'ampia stanza
dove i ricchi per usanza
di tener conversazionie
ed invece questa Sala
non è proprio che una scala.
Perciò Sala abbia pazienza
se di certo non l'adulo
preferendo la sentenza
dal salar carne di mulo
che il suo nome le rimase
cibo usato in quelle case.
Aggravto di gran pondo
da que' monti era caduto
entro il lago un mulo grosso,
ne' per caso alcun fu accorto
ch'ivi fosse un mulo morto;
quando un giorno un pescatore
di quel luogo usci' con il fgihlio
algi agoni a dar la caccia
com'è l'uso del paese,
e al ritrar le reti tese
nel naviglio,
il garzone che vedea
(benche' avesse forti braccia)
che ritrale non potea
perché il peso era si grave
che tirvava in giù la nave
- Padre, padre, aiuto, aiuto,
che resistere non posso!
(A girdar prese). Del muto
gregge il re, per quanto è grosso
si' per Bacco,
della rete entro' nel sacco:
- Oh! t'inganni (il padre disse)
ed invece ti prometto
pieno un cofano d'argento
Sant'Albino mel predisse
nella rete già lo sento;
e se il falso non ha detto
s'oggi il coglio
d'abbrucciare
al suo altare
faccio voto un peso d'olio.

Cosi' il padre iva esortando,
mal accorto e mal presago
il garzone
quando, a questo il piè mancando
e cadendo stramazzone,
della rete del gran pondo
fino al fondo
fu tirato dentro al lago.
Al vedere nello stagno
scomparire il suo figliolo
che avea solo,
in tono umile e devoto
quel meschino
la meta' del suo guadagno
genuflesso fece voto
d'offerire a Sant'Albino.
Poi ruggendo come un orso
chiamo' gente in suo soccorso.
Tutto il popolo della terra
in aiuto corse pronto
e dell'acqua il figlio trasse
poi la corda ognuno afferra
della rete, ognun fa conto,
già d'empir d'oro le tasche
ma invece del baulo
trasser fuori il morto mulo.

Quanto mai mortificato
rimanesse li popol tutto
sel figuri ognun da se';
ma volendo pur trar frutto
da quel mulo disgraziato
fu salato,
ed in cambio di prosciutto
a mangiar altrui fu dato;
e ancora fame è che si dia
sol tal carne all'osteria.

 

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e
 

Clicca sull'immagine per visualizzare lo stemma ingrandito

Vedete qui rappresentati "Lo Stemma", a sinistra, ed "Il Gonfalone", a destra, del Comune di Sala Comacina. Per comprendere il significato degli oggetti presenti riportiamo fedelmente il testo della Comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Segretariato Generale - Ufficio Araldico.

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Con riferimento al quesito formulato ieri 30 Novembre 1994, concernente il significato degli"oggetti" presenti nello stemma
concesso a Sala Comacina con D.P.R. 3 Luglio 1962, si comunica:

1) la rocca ha generalmente il significato di difesa del territorio. Può riferirsi alla effettiva presenza nel territorio comunale di
una rocca o di una torre;
2) gli spadoni sono anch'essi riferibili alla difesa del territorio; possono connettersi al ricordo storico di combattimenti
avvenuti a Sala Comacina; era opportuno che il decreto ne sancisse la posizione ( araldicamente si definiscono : "con la
punta all'insu'...., con la punta all'ingiu' ");
3) la mitria ricorda la antica supremazia feudale e/o patrimoniale della mensa vescovile di Como su codesto Comune ;
4) il drappo, che obbligatoriamente deve avere le misure di cm. 200 (altezza) per cm. 100 (larghezza) è la parte principale del
gonfalone, e reca, un po' piu' in alto della mezzeria, lo stemma del Comune.
Gli enti territoriali, con titolo di Comune tradizionalmente arricchiscono il drappo con ricami di argento (disegnati a piacere),
mentre gli enti territoriali con il titolo di Citta' lo arricchiscono con ricami d'oro;
5) la corona per i Comuni e' sancita dall'art. 97 del vigente Regolamento Araldico (R.D. 7.6.1943, n. 652); si invia modello
generico di scudo sormontato dalla detta corona.

IL DIRIGENTE SUPERIORE
(dr. P. Tournon)


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Di seguito alcune belle immagini che ci mostrano Com'era Sala Comacina e e Com'é attualemente.
   

   

   


 
   

 
   
 

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