|
Alla fine del Paese di Sala, sul tracciato di quella che fu l'antica
Strada Regina, una dolce ondulazione constituisce una penisoletta, nello
specchio d'acqua di fronte all'Isola Comacina, in uno dei luoghi più
avvincenti del lago.
E' la fresca e riposante cornice, l'ambiente suggestivo in cui sorse la
Villa Beccaria (oggi conosciuta come Villa Rachele).
Il luogo era chiamato in origine, con termine dialettale, "la Puncia",
perché sporge nel lago.
E quando i Beccaria vi costruirono la loro dimora, questa fu, naturalmente,
detta "Villa Beccaria". Essa passò successivamente a
Rachele figlia di Cesare Cantù e di Antonia Beccaria Bonesana e
si chiamò "Villa Rachele".
Fu poi dei De Marchi.
Un primo corpo di edificio è stato costruito nella metà
del Settecento, ma la villa come è attualmente, fu rimaneggiata
e ultimata al principio dell'Ottocento. Il periodo trascorso, tra l'inizio
e la fine dell'edificio, fu certamente dovuto alle difficoltà e
incertezze del periodo naopleonico.
Nell'epoca comunale qui doveva sorgere una fortificazione per sbarrare
gli accessi al lago, con collegamento alle fortificazioni sull'Isola Comacina.
La "Puncia" è considerata una delle componenti del prestigio
del borgo di Sala Comacina, non soltanto per la sua notevole bellezza,
ma perché è ricca di ricordi storici. Il marchese Giulio
Beccaria vi dimorò per parecchi anni e vi morì; egli era
figlio del giurista Cesare Beccaria e zio materno di Alessandro Manzoni.
Dopo di lui vi risiedette a lungo lo storico, letterato e patriota Cesare
Cantù, autore della nota Storia Universale e di molte altre opere.Cesare
Cantù nella storia di Como così la illustra:
"La Villa Beccaria somiglia ad un buon libro, ottiene più
che non prometta, e qualche anima che vi cercò l'isolamento per
non disperare della bontà della razza umana, vi scrisse in un angolo:
ESTE PROCUL LIVOR, LITES, AMBIZIO, CURAE, ANTRA,
HORTUM, SCOPULO PAX COLIT ANTQUE QUIES."
Passò poi a Rachele Cantù, che sposò
l'Onorevole Villa Pernice, deputato al primo Parlamento italiano in Firenze.
E si vuole che vi sia stato ospite talvolta la sorella di Don Giulio,
Giulia Manzoni Beccaria e il di lui figlio Alessandro Manzoni che per
lo zio e la zia Antonia, donna di compito spirito, cultura e carità,
mostrò affetto, benevolenza e fiducia.
La villa è una decorosa, semplice costruzione, eretta sulla penisoletta.
Facciata a tre piani con tre aperture; al pianterreno si apre una gran
terrazza semicircolare affacciata alle acque; da un lato c'è l'imbarcadero.
Poco oltre sorgono la casa del guardiano, a fianco del torrente Premonte
cavalcato da un vecchio ponte romano, e la darsena.
I marchesi Beccaria-Bonesana costruirono la loro casa v'impiantarono il
parco, mettendo in valore le bellezze naturali di questo tratto di lago,
famoso in tutto il mondo.
La villa, costituita da un corpo unico di fabbricato, ha caratteri dei
primi anni dell'Ottocento, come attestano la sua struttura e le decorazioni
degli ambienti.
In una radura, in campo al viale dei cipressi, sorge il monumento funerario
dei coniugi Giulio ed Antonia Beccaria-Bonesana Curioni. Si tratta di
un tempietto formato da sei alte colonne che reggono la trabeazione e
la cupola semisferica, di marmo, con statua pure di marmo, di una giovane
donna orante, dello scultore B. Danielli. Nel basamento sono murate due
lapidi: la prima dedicata alla memoria del marchese Giulio Beccaria, spentosi
nel 1858, la seconda a ricordo della sua vedova, Antonia Curioni.
Eccone i testi: IL MARCHESE / GIULIO BECCARIA BONESANA
/ UOMO DI ANTICA LEALTA' / DI ABITUDINI GIOCONDAMENTE BENEVOLE / INSIGNITO
DI PII E DI GLORIOSI UFFIZI; / QUI MORIVA IL 3 FEBBRAIO 1858 / NELLA SERA
DELLA OTTAGENARIA VITA / VAGHEGGIANDO L'AURORA DELLA CELESTE / ANTONIA
CURIONI SUA VEDOVA / PREGA I BUONI A SUFFRAGARE PER ESSO / IDDIO / PRESSO
LUI E' COPIOSA LA REDENZIONE
ANTONIA CURIONI Ved. BECCARIA / MADRE AI POVERI, ESEMPIO AI RICCHI / VOLLE
ACCANTO AL MARITO / RIPOSARE DA LUNGHI PATIMENTI / RICONGIUNGENDOSI A
LUI NELLA VITA ETERNA / IL 17 GIUGNO 1866. / FRA IL PIANTO INCONSOLABILE
DE' SUOI CARI / IL DESIDERIO DI QUANTI LA CONOBBERO / LA FIDUCIA NELLA
MISERICORDIA DI DIO.
BEATI QUELLI CHE MUOIONO NEL SIGNORE
Qui i Beccaria, e più tardi i Cantù e i De Marchi,
ricevevano letterati, artisti, persone di cultura (vi fiorì l'Accademia
dei Pedanti); nelle "tornate" si avevano appasionate discussioni
sui problemi del giorno, sul fermento delle nuove idee e ciò si
trova annotato nel libro dei verbali di tale Accademia (verbali che si
conservano presso il Centro Nazionale di Studi Manzoniani nella casa del
Manzoni a Milano). Vi furono ospiti graditissimi Giovanni Bertacchi, Fogazzaro,
Bartolomeo Nogara, futuro Conservatore dei Musei Vaticani, Ettore Verga,
storiografo di Milano e direttore dell'Archivio del Castello Sforzesco,
Raffaello Barbiera che ricorda più volte questi "luoghi più
che mai meravigliosi ... alberi cresciuti come titani protettivi, viali
memori di orme illustre e care", il duca Tomaso Gallarati Scotti
ed altri uomini illustri.
Nel periodo in cui fu dei De Marchi lo scrittore Emilio scrisse qui varie
opere, fra le quali il romanzo "Col fuoco non si scherza" (1901),
in gran parte ambientato nella villa e nel parco.
La "Puncia" fu - ed è tuttora - uno dei gioielli di questo
tratto di lago, gioello minore d'altri per mole, ma non privo di pregi
d'arte e di notevoli memorie storiche.
|